Manovre in porto: l’AI può davvero sostituire il comandante? 2.2

Manovre assistite

Uno degli ambiti più discussi quando si parla di intelligenza artificiale nella nautica è quello delle manovre assistite e della possibile guida autonoma delle imbarcazioni.

Negli ultimi anni alcune aziende hanno iniziato a sperimentare sistemi di ormeggio automatico. Il gruppo Navico, ad esempio, ha presentato una dimostrazione di ormeggio autonomo durante un recente salone nautico, mostrando come la tecnologia stia iniziando a muovere i primi passi anche in questo campo.

In altri settori, come quello automobilistico, sistemi simili esistono già da tempo. Molte automobili sono oggi dotate di sistemi di parcheggio automatico e le vetture più avanzate, come quelle prodotte da Tesla, possono effettuare manovre di parcheggio completamente autonome grazie a una rete di sensori e telecamere.

Trasferire questo concetto nel mondo nautico, però, è molto più complesso.

A differenza dell’ambiente stradale, che è relativamente prevedibile e strutturato, l’ambiente marittimo è fortemente dinamico. Durante una manovra di ormeggio entrano infatti in gioco numerosi fattori difficili da controllare:

  • vento e corrente
  • onde e movimento dell’acqua
  • spostamento delle imbarcazioni vicine
  • distribuzione dei pesi a bordo
  • condizioni della carena e delle eliche

Tutti questi elementi possono influenzare in modo significativo il comportamento della barca durante una manovra.

Questo non significa che la tecnologia non esista. Negli ultimi anni sono stati sviluppati diversi sistemi che aiutano il comandante nelle manovre di ormeggio. Un esempio sono i sistemi joystick sviluppati da Volvo Penta, che permettono di controllare la barca con movimenti molto precisi anche in spazi ristretti.

Questi sistemi si sono evoluti nel tempo integrando funzioni come il Dynamic Positioning System (DPS), che utilizza GPS e sensori di movimento per mantenere automaticamente l’imbarcazione in una posizione stabile mentre il comandante prepara la manovra successiva.

Si tratta quindi di un livello di assistenza già molto avanzato, che riduce notevolmente la difficoltà delle manovre.

Passare però da un sistema di assistenza a un ormeggio completamente autonomo è un passo molto più complesso. In condizioni ideali — ad esempio una banchina lunga, poco traffico e assenza di vento — una manovra automatizzata potrebbe essere relativamente semplice da eseguire.

In contesti più realistici, come porti affollati o condizioni meteo difficili, la situazione diventa invece molto più imprevedibile e richiede ancora l’esperienza e la capacità di adattamento di un comandante umano.

Un discorso simile vale anche per la navigazione autonoma. Esistono già imbarcazioni senza equipaggio utilizzate per scopi specifici, come pattugliamenti o monitoraggi scientifici. In questi casi le rotte sono generalmente prestabilite e le operazioni avvengono in aree poco trafficate.

Applicare lo stesso principio alla nautica da diporto o alla navigazione commerciale è molto più complicato. I porti turistici, ad esempio, sono ambienti estremamente complessi: imbarcazioni di dimensioni diverse entrano ed escono continuamente, spesso in condizioni di vento o corrente variabili.

Anche nel settore automobilistico, dove la tecnologia è molto più avanzata e testata, la guida completamente autonoma non è ancora diffusa su larga scala e continua a sollevare questioni legate alla sicurezza, alla normativa e alla fiducia degli utenti.

È quindi probabile che, almeno nel breve periodo, l’intelligenza artificiale nella nautica si sviluppi soprattutto come sistema di assistenza avanzata, capace di supportare il comandante nelle manovre e nella navigazione, piuttosto che sostituirlo completamente.

Le tecnologie esistono e continueranno a evolversi, ma la loro adozione dipenderà non solo dalle capacità tecniche dei sistemi, ma anche dal livello di fiducia che navigatori e armatori saranno disposti ad accordare a queste nuove soluzioni.

Torna al blog

Lascia un commento